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DIARIO

Pubblicato il

QUALI KPIMETTERE DAVVEROIN UNA DASHBOARD

Il criterio non è «è interessante?». È «qualcuno farà qualcosa di diverso?».

LA RISPOSTA

In una dashboard metto solo i KPI che cambiano una decisione. Quanti lavori sono fermi, e da quanti giorni. Quanto passa fra una richiesta e la prima risposta. Quale tipo di lavoro lascia margine. Quanto sono cariche le prossime 2 settimane. Un numero che nessuno può cambiare non è un KPI: è decorazione.

Cinque cerchi sovrapposti in piani semi-opachi che si intersecano al centro.

Immagine generata con IA

IN BREVE

  • Ogni riquadro ha una decisione scritta accanto.

  • Ogni indicatore ha un nome di persona.

  • Media senza il caso peggiore: non entra.

IL CRITERIO

UN INDICATORE VALE SE QUALCUNO AGISCE

Chi chiede una dashboard manda la lista di ciò che si può misurare. Sono cose vere, e quasi nessuna serve. La domanda con cui taglio è una sola: chi guarda questo riquadro, e che cosa fa di diverso se il numero si muove? Se la frase non si chiude, l’indicatore resta fuori. Occuperebbe attenzione ogni giorno senza restituire niente. (Una dashboard che nessuno apre è un progetto fallito, anche con i numeri giusti.)

IL PRIMO TAGLIO

I KPI CHE LASCIO FUORI

Sembrano seri e non cambiano nessuna decisione. Sono i primi che tolgo.

COME SCELGO

CINQUE PASSAGGI PRIMA DI DISEGNARE

L’ordine conta. Ogni passaggio usa la risposta del precedente, e saltarne uno significa disegnare su un’ipotesi.

  1. Parto dalla decisione, non dal grafico

    Scrivo la frase «guardando questo, qualcuno decide di…». Se non la completo con un verbo concreto, l’indicatore non entra. È il filtro che elimina più di metà della lista iniziale.

  2. Nomino chi guarda e ogni quanto

    Un indicatore che il titolare legge una volta al mese non ha la forma di uno che il responsabile apre ogni mattina. Il lettore e la frequenza decidono il dettaglio, prima della fonte.

  3. Cerco la fonte prima di promettere il numero

    Certi indicatori sono già dentro i dati che esistono. Altri si calcolano solo cambiando il modo in cui si lavora. La differenza va vista adesso, non il giorno della consegna.

  4. Scrivo come si calcola

    Che cosa conta come lavoro chiuso, da quando parte il cronometro, che cosa si esclude. 2 persone che leggono lo stesso riquadro devono capire lo stesso numero. Altrimenti la riunione discute la definizione invece della decisione.

  5. Metto una soglia accanto al valore

    Un numero da solo non dice se è un buon numero. Accanto ci va il livello oltre il quale qualcuno interviene. È la parte che trasforma un cruscotto in uno strumento di lavoro.

Assonometria esplosa: un solido separato in cinque strati paralleli.

Immagine generata con IA

CHE COSA METTO

GLI INDICATORI CHE DECIDONO QUALCOSA

Ognuno con la decisione che dovrebbe far prendere. Se la decisione non è la tua, l’indicatore non è il tuo.

LE CONDIZIONI

QUANDO UNA DASHBOARD TIENE

Quanti indicatori
Pochi: quelli che si leggono in un colpo d’occhio, senza scorrere. Ogni riquadro in più costa attenzione, tutti i giorni.
Chi la guarda
Una persona con un nome, per ogni indicatore. Senza un proprietario il numero diventa arredamento.
Da dove arrivano i dati
Ogni indicatore ha la sua fonte scritta nella documentazione, insieme al modo in cui si calcola.
Quando un dato manca
Lo stato vuoto e lo stato di errore sono gestiti. La dashboard dice che il dato non è arrivato, invece di mostrare uno zero che sembra un risultato.
Cosa non fa
Non decide al posto tuo e non sostituisce chi conosce il lavoro. Rende visibile prima quello che si sarebbe visto comunque, ma troppo tardi.

Un cruscotto pieno di numeri che nessuno può cambiare non è uno strumento: è un poster.

DOMANDE

Quanti indicatori dovrei avere?
Meno di quanti te ne verrebbero in mente. Il vincolo utile è la lettura: se per arrivare in fondo devi scorrere, i primi non li guarda più nessuno. Si parte da quelli che hanno un proprietario e si aggiunge quando qualcuno chiede 2 volte.
Il fatturato non è un KPI?
È un risultato, ed è giusto vederlo. Nell’operativo serve ciò che lo anticipa: richieste, preventivi, lavori fermi, carico. Il fatturato dice com’è andata; gli altri dicono che cosa puoi ancora cambiare.
E se i dati sono sporchi?
La dashboard lo rende visibile invece di nasconderlo, e quella è già metà del lavoro. Poi si decide se ripulire la fonte o cambiare come il dato viene inserito. Correggere a valle si paga ogni mese.
Serve manutenzione?
Se la dashboard dipende da dati ricorrenti o da un’API esterna, sì: almeno un monitoraggio minimo. Assistenza ed evolutive si quotano separatamente.

Se hai già in testa i riquadri che vorresti, scrivimi accanto a ognuno la decisione che dovrebbe far prendere. Se le decisioni ci sono, la dashboard si costruisce. Se non ci sono, te lo dico prima di cominciare.

Scrivimi